LE ORIGINI
Tutto è cominciato
con una penna arancione.
Ogni tocco di colore su questo sito è arancione. Non è una regola del manuale del brand. È una penna che avevo a dodici anni, un disco demo trovato a tredici, e una domanda che mi faccio da allora: che cosa fa pensare qualcosa?
2004, 12 ANNI
L’inchiostro arancione.
Al primo anno delle medie avevo una Uni-ball Vision Elite con l’inchiostro arancione. Non l’arancione pallido di un evidenziatore: un arancione profondo e ricco, che sembrava vivo sulla pagina. Riempivo quaderni di schizzi fantasy in nero e arancione.
Nella mia testa, l’arancione non era mai solo inchiostro. Era energia. Qualcosa di arancione dava forza alla penna e, attraverso la penna, a tutto quello che disegnavo.
La penna si è esaurita da tempo. Il colore è rimasto.
2005, 13 ANNI
Un disco demo e un cursore che lampeggia.
Un pomeriggio di noia ho messo un disco demo nella PlayStation 2. Accanto alle demo dei giochi c’era qualcos’altro: Yabasic, un minuscolo linguaggio di programmazione. Ho scritto qualche riga, sulla TV è comparsa una linea e qualcosa è scattato.
Avevo in mano un nuovo strumento per creare. Potevo disegnare grafiche semplici e immaginare un mondo intero fatto di quelle forme, un mondo in cui il creatore ero io. Per un ragazzino cresciuto a pane e fantasy, era come essere un dio.
A essere sincero, lo è ancora. Scrivere software è la libertà di costruire tutto quello che riesci a immaginare.
2010, 18 ANNI
Ingegnere o programmatore.
Quando è arrivato il momento di scegliere, le strade erano due: ingegneria meccanica o informatica. Sono sempre andato in bicicletta, ci vado ancora, e continuo ad aggiustarmi le cose da solo. L’analisi e la fisica erano interessanti.
Ma niente reggeva il confronto con la risoluzione dei problemi, l’immaginazione e la soddisfazione di costruire qualcosa che funziona davanti ai miei occhi. L’informatica era una scelta ovvia.
FIN DA BAMBINO
Che cosa fa pensare qualcosa?
Giocare non è mai stato solo giocare. Cercavo sempre di leggere gli schemi dietro le meccaniche: perché un nemico si muoveva in quel modo, perché sceglieva una strada invece di un’altra, che cosa faceva sembrare che qualcosa pensasse e decidesse invece di seguire semplicemente un copione.
2012, TERZO ANNO
Il percorso di IA.
Al terzo anno della laurea ho scelto il percorso di intelligenza artificiale, e con lui si è aperta anche la robotica. Abbiamo studiato logica fuzzy, ricerca del percorso e processi decisionali.
Due progetti mi sono rimasti: un robot in stile Roomba che doveva trovare da solo la strada in una stanza, e un pendolo inverso tenuto in piedi da un controllore a logica fuzzy.
Niente di speciale per gli standard di oggi. Ma mi ha fatto venire il pallino.
DAL 2013 AL 2015
Il servizio militare, poi Leicester.
Dopo la laurea è arrivato il servizio militare obbligatorio. Mi ha dato qualcosa che non avevo da anni: tempo per pensare. Il pallino non era passato. Volevo l’intelligenza artificiale, in ambito accademico o nella pratica.
Così sono andato alla De Montfort University di Leicester per un MSc in Artificial Intelligence.
2016
La lunga deviazione.
Sono tornato in una Grecia ancora in piena crisi. Nessuno assumeva per l’intelligenza artificiale, e le aziende che ne avrebbero avuto bisogno più avanti lottavano per sopravvivere. Non ho mai avuto l’occasione di praticarla a livello professionale.
Così ho costruito quello che serviva alle aziende: siti web, poi piattaforme, e-shop, dashboard e sistemi ERP. Dieci anni a consegnare progetti, e a imparare come funzionano davvero le aziende.
ADESSO
L’inchiostro è tornato.
Gli ultimi due o tre anni sono stati i più entusiasmanti della mia vita professionale. Sono arrivati i modelli linguistici, il campo che ho studiato è diventato di tutti, e la domanda di quel disco demo ha finalmente gli strumenti per trovare una risposta. Questa volta non intendo lasciarmela sfuggire.
Oggi costruisco agenti IA per operazioni reali, ho addestrato da zero un mio modello linguistico, e pubblico quello che misuro.
AI agentica bslm Progetti GitHub
Ogni giorno lavoro in digitall, e mi ritengo fortunato. È un ambiente meraviglioso, con persone piene di vita, creatività e comprensione, e un capo che sostiene davvero chi gli sta intorno. Un datore di lavoro così è raro, e non lo do mai per scontato.
L’arancione non se n’è mai andato.